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Oggi è 27/05/2017, 1:31

William Eggleston e l'OltreFotografia - Fotografia Americana - Recensione


William Eggleston nato il 27 luglio 1939
William Eggleston nato il 27 luglio 1939

"the Commonplace becomes resplendent" (Michael Almereyda, regista)

Nell'interessarsi al mezzo fotografico arriva il momento di approfondire l'evoluzione storica di questa disciplina, o arte che dir si voglia. Nell'immaginario collettivo la percezione di cosa sia da considerare "fotografia" è cambiata per sempre con l'avvento del colore, e come sempre ad una iniziale innovazione meramente "tecnica" è seguito poi il lavoro di veri e propri maestri, coloro che grazie alle nuove possibilità espressive stravolgono gli schemi consueti e hanno un effetto dirompente nei decenni a seguire.
William Eggleston è nato nel 1939 a Memphis, ha lavorato inizialmente nel Sud degli States per essere poi notato nel 1967 dall'allora curatore del MoMa (John Szarkowski) che ne ha promosso i lavori, facendolo diventare il primo fotografo che realizzava opere a colori ad essere esposto in quel museo.

L'uso del colore cambia i paradigmi della fotografia, ma solo se la scelta del "fotografato" è altrettanto inaspettata e rivelatrice. Rosa, la moglie di William Eggleston, racconta di come quest'ultimo si lamentasse con un amico di quanto la città in cui si ritrovava "bloccato" fosse semplicemente brutta. L'amico rispose semplicemente "fotografa le cose brutte". Così l'attenzione del fotografo viene a cadere nel banale, e produce foto dai magnifici colori di situazioni che di particolare avevano molto poco. E' qui la netta differenza dei precursori come Ansel Adams: mentre questi tentavano di spiegare il mondo, da questo momento in poi la fotografia è libera di "mostrarlo", e sta al fruitore, in base alla cultura e sensibilità che possiede, la possibilità di interagire chimicamente con l'immagine fino a farne liberare reazioni visive che possono prendere le vie di una profondità finora impensata. Il banale di cui si parla qui non è la fotografia casuale del turista o del fotoamatore che tenta di scimmiottare il già visto, e nemmeno la volontà di fotografare elementi naturali semplici volendo trasmettere un senso di genuinità tipico di certa fotografia naturalistica molto didascalica. Qui il banale è ciò che tutti noi possiamo avere sotto gli occhi se solo impariamo ad osservare attentamente ciò che ci circonda, concedendo ulteriore tempo a ciò che normalmente facciamo rapidamente sfuggire dal campo visivo: ecco che i supermercati possono essere fotografati in momenti di quotidianità, ma volendo inserire nella foto intenzioni decise che la rendono non fraintendibile di qualunquismo. Vengono inseriti elementi che denotano l'epoca storica, sia nella scelta di auto d'epoca, vestiti tipici di quegli anni, negozi rappresentativi di una certa fase economica di quelle zone scelte dal fotografo. Ma non basta: c'è un deciso mood che fa di queste fotografie situazioni emblematiche, al limite spesso dell'incomprensibile, che si aprono alle molteplici interpretazioni possibili di un osservatore vivo e non inerte spettatore. Ogni foto di Eggleston è così sia un resoconto di quegli anni ma anche una singolare proposta: guarda cosa ti sto proponendo, e chiediti perché ho fatto questa scelta. Il banale viene visto tutti i giorni, quindi non viene visto mai. Ed è arrivato il momento, con Eggleston, di capire che "le cose comuni" nascondono la vera essenza del mondo, e dato che spesso sono elementi artificiali, è presente anche l'essenza di chi questi elementi li ha realizzati e disposti a quel modo. E non basta, oltre al piano storico e psicologico queste immagini hanno un'energia ulteriore, non definibile se non con un termine adoperato altrove in fotografia: sono momenti decisivi. Su questa particolare affermazione si può essere d'accordo osservando le foto sotto proposte, o meno. Ma se si è dotati di sensibilità, questa energia è chiaramente percepibile.

La domanda che io stesso mi faccio nel scegliere o meno un particolare scorcio fotografico è: "chi sta guardando l'immagine?". Nelle foto di Eggleston è possibile fare lo stesso, in quanto i soggetti sono piccole visioni, capsule temporali, che sono state viste e tralasciate da un numero illimitato di sguardi fugaci. Chi si ferma, fissa, sceglie e ne trae una memoria perenne è l'Occhio della storia, lo sguardo obliquo dell'altro da noi sul nostro affaccendarci frenetico. Tutto è in movimento, la moda dei vestiti e delle acconciature cambia, ma una frazione di questa marea è fermata per sempre, ne viene astratta, ed è qui il senso che va oltre la testimonianza, nelle fotografie di Eggleston, è qui il momento e scelta decisiva. Farsi "segno" puro, momento che può essere tutto o il contrario di tutto, e comunque irriducibile ad ogni tentativo di afferrarne il senso, perché il senso è tutto davanti ai nostri occhi, e altro non serve.

"Memphis"
Triciclo
Triciclo

Il triciclo è fermo, lo sguardo è al livello della strada. Tutto è sospeso, ma nonostante una collocazione temporale e geografica ben precisa, tutto è reso surreale. Non c'è essere umano a muovere la scena, il paesaggio si allontana dall'attenzione, e l'oggetto che troneggia nella sua effimera potenza è un giocattolo. Simbolo di una breve fase della vita che tutto il resto sovrasta, capace lui solo di arrivare a noi mentre il resto viene trasformato, distrutto, reso inessenziale.



"Memphis"
Triciclo

I toni dei colori possono ricordare all'occhio moderno quello dei filtri delle più popolari app disponibili per cellulare, ma in questa scena viene rappresentata non un'emozione, ma anche qui un piccolo flutto nell'onda del tempo, un tenersi leggero ad una fotocamera amatoriale, un arrendersi alla gravità, alle leggi che determinano il destino ineluttabile delle cose. L'inessenziale è la mano destra. Non serve raccontare la persona. Non serve la completezza. Il ricordo non è mai completo. La percezione non è mai completa. Perché dovrebbe esserlo la fotografia?



"Memphis"
Triciclo

Un accumularsi di elementi deperibili, più di tutti i prodotti della società moderna capaci di passaggio rapidissimo dentro di noi per non lasciare altro che rifiuti organici. Eppure le confezioni sono preparate così bene, le persone le ordinano con attenzione in appositi frigoriferi. L'invecchiamento è ritardato, il momento fotografico poi si sposa con questo congelamento, ma è nella finzione di ciò che non può restare sempre tale, in questa tela su cui viene fermata quella situazione, che la scelta del fotografo si rivela spiazzante, e capace di farci sorridere sull'inutilità della scena, della foto, del capolavoro di liberare dall'utilità la fotografia e renderla solo colore, e poco altro.

Biografia internet

Photographer Profile ~ William Eggleston

William Eggleston: The world's greatest photographer? Or the worst?

Eggleston's Chromes: an overdose?

Letture e visioni consigliate

Szarkowski - William Eggleston's Guide (MoMa)

Szarkowski - William Eggleston's Guide (MoMa)
Szarkowski - William Eggleston's Guide (MoMa)


William Eggleston - Before color (Steidl)

William Eggleston - Before color (Steidl)
William Eggleston - Before color (Steidl)


William Eggleston - 2 1/4 (Twin Palms Publishers)

William Eggleston - 2 1/4 (Twin Palms Publishers)
William Eggleston - 2 1/4 (Twin Palms Publishers)


William Eggleston 25 postcards (Eggleston artistic trust)

William Eggleston 25 postcards (Eggleston artistic trust)
William Eggleston 25 postcards (Eggleston artistic trust)




Maurizio Callegarin

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